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«Che caldo», disse la Volpe, mentre Pinocchio passava di lì.
«Com'è bello bersi una birra»
«Potessi averne anche io!» , sospirò il burattino, pensando ai boccali di birra bianca dissetante che beveva Mastro Geppetto. Aveva tanto caldo che si era levato persino l'abitino di carta a fiori.
«Quanti soldi hai?» , chiese la Volpe.
«Cinque zecchini d'oro!»
«Miao!», esclamò il Gatto.
«È proprio il costo di una bottiglia» , fece la Volpe.
L'astuto animale arraffò i soldi e fuggì via. Il gatto, per non essere da meno, prese l'abitino di carta di Pinocchio e fuggì pure lui.
Il burattino scosse le spalle: «Almeno ho la mia birra!»
Ma quando l'assaggiò, si rese conto che era un prodotto industriale, e la pastorizzazione aveva ucciso le sfumature dei sapori.
Pinocchio piangeva:
«Me lo diceva il mio povero babbo: "bada che le cose fatte con procedimenti lenti, naturali sono le migliori. Guarda la mia birra!" E ora sono qui, senza soldi, e perfino senza vestiti!»
A questo ricordo gli sovvenne che, se solo si fosse recato sul sito del Birrificio Torino, avrebbe potuto non solo trovare ottime birre artigianali, ma anche votare l'abbinamento della sua birra preferita, la Sahara, e vincere una maglietta omaggio.
«Sarà molto meglio del mio abitino di carta!».
Tutto contento, riprese la sua strada: da quel giorno non si vestì più di carta e bevve solo birra artigianale.
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